"È gratis" è la frase che sentite in casa cinque minuti prima di scoprire che gratis non era. Questa è una lista di controllo per capire in due minuti con cosa avete a che fare, e vale per qualunque gioco di carte, non solo per il nostro.
1. Si può spendere? E quanto, al massimo?
La domanda vera non è "è gratis", è "qual è la cifra massima che si può spendere in un pomeriggio". Nei giochi di carte più diffusi si comprano bustine, pass mensili, oggetti per saltare l'attesa. Se la risposta è "non c'è un massimo", sapete già che la conversazione tornerà.
Controllate anche se i soldi servono per andare avanti o solo per andare più veloce. Sono due cose diverse: la seconda si sopporta, la prima no.
2. C'è una chat? E con chi si può parlare?
Una chat aperta a chiunque, in un gioco per ragazzini, è il punto in cui smette di essere un gioco. Le domande giuste sono: si può scrivere solo agli amici già accettati, o a sconosciuti? Si possono segnalare e bloccare le persone? Qualcuno legge le segnalazioni?
3. Che dati chiede, e perché
Un gioco che salva la collezione ha bisogno di un modo per riconoscere chi siete: di solito un'email e una password. Fin qui è normale. Diventa meno normale se chiede numero di telefono, rubrica, posizione, accesso alle foto. Chiedetevi sempre: a cosa gli serve questo dato per far funzionare il gioco? Se non c'è una risposta ovvia, non gli serve.
4. Che età dichiara, e cosa succede sotto i 14 anni
In Italia, per i servizi online, il consenso di un ragazzino vale da solo dai 14 anni in su (articolo 8 del GDPR, che lascia agli Stati la scelta fra 13 e 16 anni: l'Italia ha scelto 14). Sotto quella soglia serve il permesso di un genitore. Un gioco serio ve lo chiede. Un gioco che non ve lo chiede vi sta dicendo qualcosa su quanto prende sul serio il resto.
5. Che pubblicità fa vedere
La pubblicità in sé non è il problema; il problema è la pubblicità profilata, cioè quella che segue vostro figlio in base a quello che fa. Verso i minori non andrebbe fatta. Se il gioco mostra spot, la domanda è: sono uguali per tutti o sono cuciti addosso a chi guarda?
6. Si può smettere davvero
Cercate se esiste un modo per cancellare l'account e i dati, e quanto è nascosto. Se per chiudere un account bisogna scrivere un'email e aspettare, è un segnale. Se si fa con un pulsante dentro al gioco, è un altro segnale.
7. Bisogna installare qualcosa
Un gioco che si apre dal browser non chiede permessi al telefono, non occupa spazio, non manda notifiche a tutte le ore e si chiude chiudendo una scheda. Non è sempre possibile, ma quando lo è vi risparmia metà dei problemi.
Come sta Zookai su queste sette domande. Non si può spendere niente: i pagamenti non sono attivi, e quando lo saranno riguarderanno solo oggetti estetici e bustine, mai la possibilità di giocare. Si chatta soltanto con gli amici che si sono accettati a vicenda, e ogni messaggio si può segnalare. Chiediamo nome nel gioco, email e password, e basta. Sotto i 14 anni chiediamo l'email di un genitore e l'account resta spento finché non conferma. Non facciamo pubblicità profilata. L'account si cancella dal gioco. E non c'è niente da installare: è una pagina web.
Una cosa che nessuno dice
Il rischio più concreto di questi giochi non sono i soldi né gli sconosciuti: è il meccanismo della bustina. Aprire qualcosa che potrebbe contenere una carta rarissima è esattamente la stessa molla della slot machine, e funziona benissimo anche senza soldi veri. Vale la pena parlarne a casa, chiedere "quante bustine hai aperto oggi?" con la stessa naturalezza con cui si chiede quanti episodi ha visto. Nei giochi dove le bustine si pagano con punti guadagnati giocando — come Zookai — il freno c'è già: le bustine finiscono. Nei giochi dove si pagano con la carta di credito, il freno dovete metterlo voi.
Se volete dare un'occhiata da soli prima di farlo provare a vostro figlio, Zookai si apre qui, e c'è anche la pagina che spiega tutto ai genitori.
Zookai